Stai notando, magari da qualche tempo, che alcuni dei tuoi denti ‘dondolano’, cioè hanno cominciato ad essere stranamente mobili, anche dopo una piccola pressione su di essi?
Oppure sei venuto a conoscenza di questa mobilità perché ti è stata riferita dal tuo dentista o dall’igienista dentale?
Ti sembra che le tue gengive siano come regredite nel tempo, e che i tuoi denti si dimostrino, stranamente, più ‘lunghi’ di come erano in passato?
Soffri di alitosi cronica e persistente, che non passa neppure dopo una scrupolosa pulizia della bocca?
Questi sono tutti sintomi di una particolare condizione patologica del cavo orale conosciuta in gergo medico come parodontite, ma che è nota, nel linguaggio comune, come piorrea.
Si tratta di una patologia estremamente comune nella popolazione, che ha tratti di vera e propria epidemia e che, assieme alla carie dentale, è la principale causa dell’edentulia, cioè della perdita degli elementi dentali naturali.
Anche se la piorrea è una patologia conosciuta da millenni, le sue vere cause sono state scoperte solo di recente dalla Medicina moderna, e vi è ancora una grande disinformazione generale tra la popolazione sulla sua reale natura e, soprattutto, sulla sua diagnosi e sul suo trattamento.
La mobilità dentale è solo uno dei tanti campanelli d’allarme, forse quello più d’impatto e scioccante, che l’avanzare della piorrea causa nel tempo e che è anticamera della perdita dei denti.
Leggi questa pagina per scoprire dunque perché i denti ‘dondolano’, e cosa si può fare per impedirne la caduta.
Che cos’è la parodontite?

La parodontite, chiamata anche malattia parodontale o, nel comune parlare, piorrea, è una patologia cronica ad eziologia infettiva dei tessuti di supporto dei denti, cioè il parodonto.
Il parodonto, dal greco περί, “attorno” e οδούς, cioè “dente” è composto dall’osso alveolare (l’osso dove le radici dei denti risiedono), il legamento parodontale (il tessuto che connette l’osso alle radici), il cemento radicolare (il tessuto che ricopre le radici dei denti) e la gengiva (il morbido tessuto a protezione di tutto, che ha il compito fondamentale di impedire ai microbi presenti nella bocca di attaccare ed infettare tutti i tessuti profondi).
Proprio grazie alla gengiva, l’osso alveolare e le radici dei denti si mantengono sterili, ben protette dalla grande quantità di batteri ed altri microorganismi che compongono il microbiota orale umano.
La parodontite è un’infiammazione dei tessuti di supporto del dente che, causata da un grande attacco di alcune famiglie di batteri nocivi e per colpa di una certa predisposizione genetica, nonché di alcune cause scatenanti.
A seguito dell'infiammazione causata dalla proliferazione di batteri patogeni, complessi processi metabolici si attivano e causano un lento ma costante riassorbimento dell'osso alveolare e degradazione del legamento parodontale, provocando a sua volta la comparsa di pericolosi spazi patologici chiamati tasche parodontali.
Tale riassorbimento dei tessuti, in particolar modo dell'osso alveolare, è dato dalla risposta immunitaria del corpo all'azione dei batteri parodontopatogeni, che vengono attaccati ed inglobati dai leucociti (i globuli bianchi del corpo), in una reazione metabolica che porta alla produzione di grandi quantità di interleuchine (delle proteine particolari, in pratica sostanze infiammatorie attive, della famiglia delle citochine).
Queste interleuchine, in quantità massive, stimolano gli osteoclasti, cioè le cellule che hanno il compito di distruggere e modellare la matrice ossea, che a loro volta producono degli enzimi specifici che distruggono l'osso alveolare, portandolo quindi al riassorbimento.
La parodontite e le tasche parodontali che si formano per colpa dell’infiammazione dell’osso alveolare e il suo riassorbimento sono un pericolo enorme per i nostri denti poiché, se non trattate per tempo, portano alla distruzione di tutto il parodonto, con una destabilizzazione della struttura portante degli elementi dentali che, alla lunga, perdono il loro naturale ancoraggio e vengono dunque espulsi spontaneamente dal corpo.
Quanto è comune la parodontite?
La parodontite è una patologia estremamente diffusa in tutto il mondo, che si dimostra statisticamente con una condizione di vera e propria epidemia.
Il Ministero della Salute italiano stima che oltre il 60% della popolazione residente nel paese italiano ne sia affetto*, con oltre un 10% di pazienti che dimostra sintomatologia grave, spesso con già la perdita di uno o più elementi dentali.
L’estrema virulenza della parodontite, che è patologia conosciuta dall’essere umano da millenni (già Ippocrate di Coo ne aveva descritto accuratamente i sintomi, supponendo che fosse un’infiammazione causata dalla scarsa igiene), con miliardi di persone che ne sono affette in tutto il mondo, ha un suo fondamento scientifico nella sua natura stessa, che la Medicina ha stabilito, già da anni, essere a predisposizione genetica.
I costi che il Sistema Sanitario Nazionale italiano deve affrontare per colpa della parodontite sono ingenti, specie in un Paese come il nostro dove la spesa odontoiatrica pubblica e gli investimenti statali in strutture e personale odontoiatrico sono perennemente insufficienti e cronicamente sottodimensionati, e che di fatto tagliano fuori gran parte della popolazione bisognosa di cure.
Qual è la causa della parodontite?
i batteri parodontopatogeni, l'agente eziologico della piorrea
La parodontite è una patologia infettiva di origine batterica, ma le cui cause scatenanti sono multifattoriali.
A livello eziologico, il microbo responsabile dell’inizio dell’infiammazione dell’osso alveolare non è, in realtà, solo uno, ma è un gruppo di famiglie microbiche, chiamate batteri parodontopatogeni.
forti, resistenti, anaerobi: questi sono i batteri parodontopatogeni
Questi batteri popolano comunemente il nostro cavo orale e, assieme alle altre famiglie di microbi, compongono quello che viene chiamato microbiota orale, con cui il nostro corpo deve convivere in un meccanismo molto simile alla simbiosi.
Ci sono centinaia di famiglie di batteri parodontopatogeni, che sono convenzionalmente suddivisi per ‘livelli di pericolosità’ per il nostro osso alveolare e le nostre gengive: esiste infatti il complesso verde, il meno pericoloso, il complesso arancione, più pericoloso, e il complesso rosso, il più pericoloso in assoluto, la cui azione, specie nei soggetti predisposti, porta a molte più probabilità di sviluppare l’inizio dell’infiammazione dei tessuti.
Solo a titolo di cronaca, tra i batteri parodontopatogeni più pericolosi e sempre presenti nel nostro microbiota possiamo citare l’Aggregatibacter actinomycetemcomitans, il Porphyromonas gingivalis, il Tannerella forsythensys, il Treponema denticola, il Peptostreptococcus micros, il Prevotella intermedia, il Fusobacterium nucleatum, il Fusobacterium nucleatum ssp, e l’Eikenella corrodens.
Questi batteri hanno delle caratteristiche che li rendono davvero pericolosi per la nostra bocca:
- Sono negativi alla colorazione di Gram, e sono molto resistenti agli antibiotici, anche per via della loro membrana esterna aggiuntiva;
- Sono anaerobi, cioè capaci di sopravvivere senza ossigeno;
- Specie nei soggetti geneticamente predisposti, sono capaci di far iniziare una violenta azione immunitaria che, infiammando i tessuti parodontali, porta al riassorbimento dell'osso alveolare;
- Sono piogeni, quindi capaci di dare inizio a infezioni purulente (gli ascessi gengivali);
- Sono batteri pro-infiammatori, cioè in grado di scatenare violente risposte immunitarie dei tessuti molli del parodonto, ad esempio le gengive
In condizioni di normalità, i batteri parodontopatogeni sono tenuti sotto controllo, nel numero, sia dalle nostre difese immunitarie che dalle altre famiglie batteriche con le quali condividono gli spazi nella nostra bocca, in particolare modo dai batteri ‘buoni’, chiamati batteri saprofiti.
Per via di una predisposizione genetica e, non va dimenticato, anche di alcuni fattori scatenanti, a volte questi batteri parodontopatogeni iper-proliferano, superando di gran numero le capacità difensive delle gengive e dando dunque origine ad un’infiammazione dei tessuti.
Quest’infiammazione è dapprima superficiale, limitandosi alle gengive, per poi passare, senza adeguate cure, all’osso alveolare, dando dunque il via alla malattia parodontale propriamente detta.
Perché la parodontite è considerata una patologia a predisposizione genetica?
La Medicina Odontoiatrica moderna ha da tempo stabilito che anche la parodontite, come del resto molte altre patologie croniche e peggiorative, ha una predisposizione genetica.
Non si eredita la parodontite in sé, ma la sensibilità propria all’azione dei batteri parodontopatogeni, che sono l’agente eziologico della patologia.
Questa sensibilità è scritta già nel DNA di ognuno di noi, ed è dunque ereditata per via familiare: anche per questo la parodontite è una vera e propria epidemia che, proprio grazie alla trasmissione genetica, si diffonde di generazione in generazione, non scemando nella virulenza.
Nei soggetti predisposti, anche piccole disbiosi del microbiota orale con un modesto aumento della carica parodontopatogena, possono portare all’insorgenza della parodontite, mentre in soggetti non predisposti non si assiste all’inizio della patologia, anche in presenza di forti cariche batteriche nocive.
Ovviamente, la sola predisposizione genetica per la piorrea non significa l’inizio della stessa: affinché la parodontite si manifesti, l’infezione deve comunque trovare un ambiente ideale, con uno squilibrio del normale bilanciamento del microbiota orale, tale da far iniziare l’infiammazione dei tessuti.
Quali sono i fattori scatenanti la parodontite?
Oltre alla predisposizione genetica e la derivata sensibilità all’azione dei batteri parodontopatogeni, vi è comunque bisogno che essi trovino un ambiente orale ottimale per la loro iper-proliferazione, che dà origine alla parodontite.
Difatti, la piorrea è una vera e propria disbiosi, cioè un disequilibrio del microbiota orale, che non risulta dunque più in ‘bilanciamento’ tra le varie famiglie batteriche che lo compongono e neppure con le difese immunitarie del nostro corpo.
parodontite in stato avanzato
Questa disbiosi si può verificare in seguito ad una lunga serie di fattori scatenanti, tra i quali:
- Una condizione di scarsa igiene orale o tecniche errate di spazzolamento;
- Il fumo e il consumo di tabacco;
- Periodi di forte stress che possono aver diminuito le difese immunitarie;
- Gengivite non intercettata e non trattata;
- Mancati controlli odontoiatrici e sedute di igiene orale professionale non frequenti;
- Malocclusioni o presenza di frenuli labiali e linguali corti oppure, ancora, lavori dentistici non precisi eseguiti in precedenza;
- Nelle donne sono da attenzionare le situazioni di gravidanza e allattamento e menopausa in quanto aumentano il rischio di insorgenza della patologia;
- La presenza di patologie endocrine, come il diabete mellito (malattia che condivide molte analogie con la parodontite);
- Un calo delle difese immunitarie dopo una cura antibiotica, oppure una chemioterapia, o anche una radioterapia;
- Condizioni più gravi come: un periodo di lunga convalescenza dopo un intervento chirurgico impattante; la presenza di un carcinoma vegetante, che sta indebolendo tutto l’organismo; un’immunodeficienza cronica, ad esempio quella dovuta all’infezione da HIV non trattata
In particolar modo, il diabete mellito e la parodontite condividono molte caratteristiche comuni, tra cui l’inizio spesso totalmente asintomatico, e sono per questo considerate due facce della stessa medaglia.
Non è raro che un paziente diabetico sviluppi la parodontite (che anzi, spesso è sintomo iniziale proprio della malattia diabetica), così come non è raro che un paziente con parodontite, nel tempo, sviluppi la condizione diabetica.
Quali sono i sintomi della parodontite?
La parodontite è generalmente asintomatica, almeno nelle sue fasi iniziali.
In ciò, la malattia parodontale condivide molte caratteristiche tipiche del diabete, altra patologia alla quale, come detto poc'anzi, la piorrea è legata spesso a doppio filo.
L’insorgenza della parodontite è dunque quasi sempre trasparente per il paziente, specie quello che non provvede ai regolari controlli odontoiatrici, che quindi si ammala della malattia parodontale senza però sapere di esserne affetto.
l'esposizione della radice, sintomo tipico della piorrea
Il primo stadio della parodontite, chiamato gengivite, è la sola infiammazione superficiale delle gengive e, se preso per tempo, può essere trattato in modo efficace prima che si tramuti in malattia parodontale.
Questo stadio, essenzialmente l’unico totalmente reversibile, vede l’infiammazione dei tessuti parodontali di livello superficiale, quindi ancora non arrivata all’osso alveolare.
Le gengive, in questa fase, perdono la loro colorazione sana rosata, per assumere un colorito rosso, rigonfio, spesso dolente al tatto e alla normale pulizia con lo spazzolino, con superficie lucida e liscia.
Il sanguinamento gengivale associato, che può presentarsi spontaneamente oppure durante la normale igiene quotidiana, è un sintomo inequivocabile della flogosi dei tessuti gengivali, infiammati dall’azione dei batteri parodontopatogeni.
Questo stadio può essere risolto completamente se il paziente decide di recarsi dal Dentista Parodontologo per iniziare le necessarie sedute d’igiene orale professionale, in grado di abbassare la carica batterica parodontopatogena e riportare dunque le gengive ad una condizione di normalità.
Se invece l’infiammazione non è risolta, la gengivite passa allo step successivo, divenendo parodontite a tutti gli effetti.
In questo caso l’osso alveolare, sotto l’azione batterica infiammatoria, si riassorbe sempre di più verso l’apice radicolare dei denti, sostanzialmente assottigliandosi nel tentativo di chiudere la strada ai batteri parodontopatogeni.
Questo riassorbimento dell’osso alveolare comporta una retrazione della gengiva, e la formazione di vere e proprie tasche, chiamate tasche parodontali.
Le tasche parodontali, cioè delle lesioni verticali tra dente e gengiva, sono la causa della cronicità della parodontite e anche del suo peggioramento nel tempo: difatti, in esse confluiscono sempre più colonie batteriche, che a loro volta infiammano sempre più l’osso, che per risposta si riassorbe sempre di più, aumentando dunque la profondità della tasca.
Quello sopra descritto crea un circolo vizioso che impedisce al corpo di guarire, e rende la piorrea peggiorativa.
Avanzando con la profondità delle tasche, la parodontite peggiora anche con la sintomatologia che, dapprima impalpabile, diviene mano mano non solo ben visibile, ma anche più severa.
Il paziente affetto dalla malattia parodontale comincia quindi a sperimentare:
- Alitosi cronica, che non passa neppure con una scrupolosa e precisa igiene orale quotidiana;
- Denti che sembrano ‘più lunghi’ rispetto al passato, segno evidente della retrazione di osso e gengiva, che scopre parte delle radici dentali;
- Strani ‘triangolini neri’ tra dente e dente, segno del rialzo della papilla interdentale, e la perdita di tessuto della gengiva;
- A volte, dolorosi ascessi gengivali, frutto dell’infezione di una o più tasche parodontali, da cui può uscire materiale purulento;
- Scollamento delle gengive dal colletto dentale;
- Mobilità dentale, che avviene solitamente quando la tasca parodontale ha già raggiunto le zone più profonde della radice, e ha destabilizzato il suo ancoraggio con l’osso alveolare;
- Perdita spontanea dei denti, cioè lo stato ultimo della piorrea, che subentra quando non vi è più sufficiente adesione dell’osso alveolare col legamento parodontale della radice del dente.
Questa sintomatologia, va ripetuto, è progressiva e degenerativa: possono infatti passare molti anni tra l’inizio della malattia parodontale, che è asintomatico, alla mobilità dentale e alla perdita del dente.
Questo è un fatto negativo, poiché la mancanza di sintomi specifici può non spingere il paziente ai doverosi controlli odontoiatrici e all’inizio delle cure apposite, ma anche positivo, in un certo qual senso, poiché comunque può dare tempo d’intervento mirato, con un piano di trattamenti idoneo, per arrestare l’avanzamento della malattia parodontale e salvare i denti naturali dalla caduta.
Perché i denti ‘dondolano’ per colpa della piorrea?
La mobilità dentale è un tipico sintomo della parodontite, che solitamente si manifesta quando la malattia è entrata già in uno stadio avanzato e anzi, definito spesso finale.
Il denti umani sono ancorati alla struttura ossea di mandibola e mascella non con un legame diretto con l’osso, bensì tramite un tessuto tenace e resistente chiamato legamento parodontale (o legamento parodontale).
Questo tessuto si posiziona dunque tra osso alveolare e radice, saldandoli assieme e garantendo che il dente dunque, almeno in condizioni di normalità, non si muova e rimanga ben al suo posto nel suo alveolo.
Per fare un esempio facile da capire per chiunque, osso, legamento e dente possono essere paragonati ad un muro, ad un tassello e una vite.
Il tassello penetra il muro e si aggancia ad esso saldamente, mentre la vite, a sua volta, penetra nel tassello, e si consolida con esso.
La malattia parodontale, in particolar modo le tasche parodontali, se non trattate consumano e distruggono la struttura dell’osso alveolare (quindi, il muro del nostro esempio), rendendo dunque il tassello instabile, e con esso la vite che ad esso è agganciata (il dente).
La mobilità dentale, cioè quando i denti che iniziano a ‘dondolare’, è un sintomo inequivocabile di un danneggiamento irreversibile dell’osso, consumato proprio dall’azione dei batteri parodontopatogeni.
Si tratta di una condizione di gravità, che richiede immediate cure specifiche di bonifica e, spesso, consolidamento della struttura alveolare, anche per mezzo delle moderne tecniche di ricostruzione ossea.
È possibile salvare i denti che ormai ‘dondolano’ dalla caduta?
Il trattamento per la parodontite si svolge in vari step, il cui numero e la cui azione nel tempo è direttamente proporzionale alla gravità dell’avanzamento della piorrea.
In primis, è imperativo stabilire la presenza della malattia parodontale e il suo stadio mediante una diagnosi precisa, non solo clinica ma anche radiografica, genetica e microbiologica.
placche di tartaro
La presenza delle tasche parodontali non deve solo essere accertata, ma anche misurata precisamente, per mezzo di una particolare sonda millimetrata, in grado di definire quanto le tasche sono ormai profonde.
All’esame misurativo, tasche oltre i 3,5mm sono considerate sintomo inequivocabile della parodontite, e maggiore è la loro profondità, maggiore è dunque la consunzione dei tessuti gengivali ed ossei.
Inoltre, deve essere accuratamente quantificato quante zone gengivali sanguinano al sondaggio: più zone sanguinano più è diffusa l’infiammazione gengivale e quindi la malattia parodontale.
La condizione dei tessuti profondi, quindi osso alveolare e radici dentali, viene poi valutata con un esame radiografico chiamato ortopantomografia (OPT): essenzialmente, una lastra a raggi RX panoramica delle due arcate dentali, completa, in grado di stabilire il livello di mantenimento dell’osso alveolare, nonché identificare carie interdentali o qualsiasi altro problema che potrebbe complicare la cura della parodontite.
La diagnosi è poi completata con l’esecuzione di due test specifici, entrambi eseguibili in poltrona odontoiatrica con un piccolo prelievo di tessuto orale: il test genetico per stabilire la predisposizione alla parodontite e il test microbiologico del microbiota orale.
Il primo test, analizzando il numero delle interleuchine (delle proteine frutto del metabolismo dei leucociti) è in grado di definire come l’organismo e il sistema immunitario del paziente reagisce all’attacco dei batteri parodontopatogeni, mentre il secondo test mira a dare al professionista sanitario un quadro preciso sulla composizione del microbiota orale.
La presenza massiccia di batteri parodontopatogeni nel microbiota orale è un dato clinico importante, di cui è bene conoscere l’esatta percentuale iniziale, poiché i trattamenti attualmente disponibili per la parodontite si basano sulla riduzione di tale quantità, favorendo al contempo l’aumento delle colonie di batteri ‘buoni’, cioè i batteri saprofiti.
La raccolta di tutti questi dati e il loro ragionamento scientifico da parte del Dentista Parodontologo o dell’Igienista Dentale portano poi all’ipotesi terapeutica, che può avere caratteristiche mediche o, in alcuni casi, anche chirurgiche.
In tal senso, salvare i denti dalla parodontite può essere una sfida, spesso difficile, che può comportare sia trattamenti di peculiare igiene orale e, talvolta, anche trattamenti di consolidamento e ricostruzione dell’osso alveolare.
Qualsiasi sia il protocollo di cura, lo scopo finale è comunque uno solo: salvare il dente naturale dalla caduta, arrestando l’avanzamento della piorrea e consolidando la tenuta dentale.
Quali sono i trattamenti disponibili per trattare la parodontite e salvare i denti naturali?
Essendo una patologia a predisposizione genetica, la parodontite, una volta iniziata, non è completamente curabile: il DNA proprio di ognuno di noi non può ancora essere modificato, e tale rimane per tutta la vita.
Comunque sia, come detto in precedenza, essendo sostanzialmente una disbiosi, la parodontite necessita di un disequilibrio del microbiota orale e di un aumento deciso della carica parodontopatogena.
Su questo punto i trattamenti moderni si concentrano, con l’obiettivo di ridurre la carica batterica nociva a un livello talmente basso da non farla più essere pericolosa per i tessuti del parodonto, aiutando l’osso a sfiammarsi e dunque ad arrestare il suo riassorbimento.
Nel caso in cui l’osso sia già stato irreversibilmente consumato dalla piorrea, è comunque possibile stabilizzare il dente mediante le tecniche chirurgiche mini-invasive di ricostruzione, effettuate con i moderni sostituiti ossei, in grado di consolidare la radice del dente ed impedirne la caduta.
I trattamenti di prima linea di bonifica dei tessuti invasi dai batteri parodontopatogeni sono effettuati medianti specifiche sedute di igiene orale professionale.
In queste sedute, variabili nel numero a seconda dell’indicazione clinica e della gravità della parodontite, il professionista sanitario ripulisce le tasche parodontali dalla placca batterica, sia quella attiva che quella già calcificata (il tartaro), sotto la quale può continuare a proliferare altra placca parodontopatogena.
Per effettuare questa pulizia il professionista può utilizzare diversi strumenti, come:
- Ablazione meccanica del tartaro e della placca batterica attiva sotto-gengivale, a sua volta eseguita per mezzo dell’ablatore ultrasonico specifico per le situazioni parodontali, con punte sottili e minivasive;
- Le curette, un particolare strumento odontoiatrico che può essere utilizzato per levigare e ripulire in profondità le radici dei denti;
- La terapia fotodinamica col laser odontoiatrico ad alta potenza Nd:YAG, capace di distruggere le colonie batteriche con la sua energia anche in grande profondità, senza danneggiare i tessuti sani, e provvedendo anche ad una stimolazione vascolare che aumenta l’ossigenazione e la capacità rigenerativa delle gengive;
- Il microscopio operatorio, che rende l’intervento del Parodontologo molto più preciso, aumentando non solo l’efficienza del trattamento ma anche il comfort per il paziente durante la seduta;
- Le micro-polveri ablative come l’eritritolo e la glicina, spruzzate per mezzo di aria compressa e acqua tiepida, in grado di pulire in profondità le tasche parodontali senza danneggiare i tessuti attigui, anche quelli di sintesi, come ad esempio gli impianti odontoiatrici o le corone dantarie;
- Il lavaggio sottogengivale con antibiotici e disinfettanti.
Tutte queste tecniche, che ricordiamo sono tutte mini-invasive ed eseguibili senza dolore in poltrona odontoiatrica, permettono un deciso abbassamento della popolazione batterica parodontopatogena, aiutando il sistema immunitario del corpo a riprendere il controllo del microbiota orale.
Laddove le tasche parodontali sono ormai divenute molto profonde, tali da non poter essere pulite completamente neppure col laser odontoiatrico, è comunque possibile bonificare i tessuti per mezzo della Chirurgia Orale Parodontale.
L’intervento più eseguito, in tal senso, è quello della pulizia gengivale a cielo aperto, eseguito dal Dentista Parodontologo.
In questo intervento, che è riservato solo ai casi particolarmente gravi, in cui la tasca parodontale ha già raggiunto una grande profondità, il Dentista incide delicatamente la gengiva e la scolla, esponendo dunque la radice, che è levigata e ripulita dalle placche batteriche.
Finito il piccolo intervento, la gengiva viene suturata e lasciata guarire.
Si tratta di un intervento spesso erroneamente temuto dai pazienti, a volte per scarsa informativa sanitaria, ma che è in realtà assolutamente sostenibile e davvero mini-invasivo, in grado di riportare la gengiva ad una condizione di normalità, con la fine delle continue infezioni e, spesso, la fuoriuscita di pus dalle tasche parodontali.
La ricostruzione ossea è invece quell’intervento specifico, anch’esso mini-invasivo, che si rende necessario quando l’osso alveolare è ormai già consumato dalla piorrea, e la tasche gengivale ha progredito talmente tanto che, in pratica, ha ‘scavato’ una corrispondente tasca nell’osso stesso.
In tal caso, viene eseguito un piccolo intervento in poltrona odontoiatrica di ricostruzione ossea: la gengiva viene delicatamente scollata, la tasca parodontale ripulita e anche l’osso bonificato, con l’applicazione di particolari tessuti sintetici biocompatibili.
Questi tessuti, durante la guarigione, saranno utilizzati dagli osteociti (le cellule di deposizione del tessuto osseo) come una sorta di ‘ponte’, e verranno dunque colonizzati dalle cellule, formando una struttura coerente e compatta non dissimile da quella dell’osso naturale.
Tutte queste tecniche avanzate, sia d’igiene orale che chirurgiche, sono dunque in grado, se iniziate per tempo, non solo d’interrompere l’avanzamento della parodontite, ma anche di stabilizzare i denti già compromessi, evitandone la caduta.
Ma i denti che ormai ‘ballano’ possono essere estratti e sostituiti con impianti protesici?
L’obiettivo principale della moderna Medicina Odontoiatrica è sempre quello di conservare i denti naturali, ricorrendo alle protesi solo quando non è possibile fare altrimenti.
Le cure per la parodontite mirano a riportare una condizione di benessere ed equilibrio nel cavo orale, abbassando la carica parodontopatogena e arrestando dunque l’avanzata della piorrea, dovuta al riassorbimento dell’osso alveolare.
L’estrazione dentale degli elementi ormai mobili, purtroppo spesso proposta (non senza una certa leggerezza) da parte di alcuni professionisti non è curativa della parodontite, e ha alcune problematiche di fondo.
Difatti, anche estraendo i denti compromessi e destabilizzati dalla piorrea, è comunque necessario provvedere alla bonifica dei tessuti infettati dai batteri parodontopatogeni prima di poter pensare di posizionare degli impianti dentali.
Inoltre, risulta fondamentale trattare anche tutto il resto dei denti nella bocca per far sì che non infettino gli impianti.
Impiantare delle viti endossee sterili in un tessuto che dovrebbe essere sterile ma che non lo è più (l’osso alveolare infiammato ed infettato dai batteri) non è una buona idea, e può portare gravi problemi al paziente.
Ancora, l’estrazione dei denti non garantisce che si possa comunque posizionare un impianto: se l’osso alveolare è troppo riassorbito, è necessario prima provvedere al suo consolidamento e alla sua ricostruzione, necessaria a garantire che l’impianto si possa poi osteointegrare.
Insomma, l’estrazione dei denti affetti dalla piorrea è davvero un’extrema ratio: una strada a senso unico che è riservata solo a casi rarissimi, estremamente gravi, in cui la stabilizzazione degli elementi dentali ormai non può più essere garantita e che anzi una loro permanenza nella bocca potrebbe causare più problemi di una loro estrazione.
In tutti gli altri casi, l’obiettivo principale dei trattamenti è quello di preservare il più possibile i denti originari.
A chi posso rivolgermi nel caso qualche dente cominci a ‘ballare’?
La mobilità dentale è un sintomo grave di un avanzato stato di parodontite, che richiede sempre un’immediata valutazione odontoiatrica ed un inizio di cure tempestive, che devono tentare in ogni modo il salvataggio dell’elemento dentale naturale.
Per questo motivo, nel caso ci si accorga che uno o più denti abbiano cominciano a ‘dondolare’ in maniera sospetta, è imperativo rivolgersi ad un Dentista Parodontologo, dunque un Dentista specializzato nella Parodontologia, cioè quella branca dell’Odontostomatologia che si occupa proprio dello studio e della cura della malattia parodontale.
Va obbligatoriamente ricordato che la mobilità dentale è un sintomo gravissimo, che implica già un danneggiamento irreversibile della struttura d’ancoraggio dei denti, e che sempre relativo ad una condizione di lassismo del paziente e di incuria negli obbligatori controlli odontoiatrici, che dovrebbero essere fatti da tutti almeno due volte l’anno.
La Parodontologia Biologicamente Guidata: il protocollo avanzato d’eccellenza per la cura della piorrea
Siamo lo studio dentistico con la più avanzata tecnologia per la cura della parodontite
Il protocollo PBG, cioè Parodontologia Biologicamente Guidata, è un protocollo d’eccellenza sviluppato dal Dott. Gianluigi Bittante e dalla Dott.ssa Ilaria Bittante, che consente di stilare un protocollo di cura individuale per la parodontite guidato dai test microbiologici del cavo orale.
Si basa sul controllo genetico della predisposizione del soggetto e l’analisi della percentuale dei batteri parodontopatogeni della bocca del paziente, che ‘guidano’, come il nome lascia intuire, i trattamenti ablativi di igiene orale basati sul laser odontoiatrico ad altra potenza, la levigatura radicolare e l’uso delle nuove nano-polveri a base di eritritolo.
Protocolli di cura basati sul controllo biologico del microbiota orale e strumentazione d'eccellenza
Il protocollo PBG consente di ripristinare una situazione di benessere alle gengive affette da parodontite, stabilizzando l’avanzamento della patologia e consentendo di salvare i denti naturali che, altrimenti, si perderebbero.
Questo protocollo innovativo permette anche di risparmiare, in molti casi, l’estrazione dentale ai pazienti con situazioni anche gravi, che altri studi odontoiatrici hanno già date per ‘spacciate’, proponendo la sostituzione dei denti naturali con gli impianti.
Siamo lo studio odontoiatrico che può salvare i tuoi denti
L'eccellenza per la cura della parodontite a Milano
Siamo uno studio dentistico specializzato nella Parodontologia e nella cura dei pazienti affetti da piorrea, che si rivolgono a noi anche in situazioni di gravità.
Siamo in pieno centro a Milano, proprio dietro al Duomo, e siamo operativi sin dal 1955.
Dal 1955, la costante ricerca medica sulla parodontite
Nel nostro studio, modernamente attrezzato, troverai un’intera equipe di professionisti specializzati nel trattamento della parodontite, in grado di prendersi cura di te e della tua bocca garantendoti sempre le adeguate cure avanzate, che hanno come obiettivo quello di salvare i tuoi denti naturali.
Il nostro studio si occupa intensivamente della piorrea e della Parodontologia da oltre 20 anni, e il nostro obiettivo è proprio quello di salvare i denti naturali che altri studi avevano già dato per persi e spacciati.
FAQ (domande frequenti)
Non è al momento possibile modificare la parte del DNA che dona la predisposizione all'azione dei batteri parodontopatogeni, né è possibile eliminare del tutto, per lunghi periodi, i batteri stessi dal cavo orale.
I trattamenti moderni per la parodontite si basano dunque sull'abbassamento della carica batterica patogena e il ripristino dell'eubiosi del microbiota orale, per arrivare ad una stabilità ed equilibrio dello stesso che, in sostanza, smette di far infiammare l'osso alveolare (e con esso, il suo riassorbimento).
Non si eredita direttamente la piorrea, ma la sensibilità all'azione dei batteri parodontopatogeni, che è tramandata per via familiare.
Quindi, se i tuoi genitori hanno già una diagnosi di parodontite, è possibile che anche tu possa avere ereditato la loro sensibilità ai batteri patogeni, dunque è necessario che tu sia sempre controllato regolarmente dal Dentista, e che provveda con più scrupolo alla quotidiana igiene orale domiciliare e, molto importante, alle sedute periodiche di igiene orale professionale.
Questa condizione precede la caduta spontanea del dente, che è poi l'effetto ultimo della piorrea.
La moderna Chirurgia Orale può spesso ancora salvare il dente dalla caduta, intervenendo direttamente nella ricostruzione dell'osso alveolare, con materiale autologo o di sintesi, che però deve essere preceduta dalla bonifica completa delle tasche parodontali.
Ancora, prima dell'impianto, è obbligatorio provvedere ad una valutazione della condizione dell'osso alveolare in cui dovrà essere posizionata la vite endossea: difatti, non tutti i pazienti parodontali hanno spessore osseo rimanente sufficiente a reggere l'impianto.
Peranto, potrebbe anche essere richiesto, prima del posizionamento dell'impianto stesso, un intervento di ricostruzione ossea, con materiale autologo oppure di sintesi.
Si tratta di una complicanza abbastanza comune nei pazienti affetti da parodontite mai curata, che può essere molto dolorosa e fa ricorrere ad urgenti ed indifferibili cure odontoiatriche.
Affinché si manifesti la mobilità dentale e la perdita spontanea del dente sono necessari molti anni di parodontite trascurata e non trattata, con un completo lassismo da parte del paziente.
Se la parodontite è invece trattata con le opportune terapie odontoiatriche moderne, compresa anche una perfetta compliance domestica del paziente, è possibile arrestare l'avanzamento della malattia e, di fatto, cristallizzarla, impedendo dunque che essa scavi sino alla radice dei denti.
Nella maggioranza dei casi parodontali presi per tempo, i pazienti possono continuare una vita assolutamente normale, con denti forti e saldi in bocca, semplicemente provvedendo ai giusti protocolli igienici domiciliari e periodici, in poltrona odontoiatrica.
Si tratta di una tecnica non curativa ma sintomatica che, per mezzo di sottili ed invisibili fili metallici, blocca i denti mobili e li assicura invece a denti saldi, migliorando dunque la stabilità della struttura.
Lo splintaggio deve essere obbligatoriamente preceduto dalla bonifica delle tasche parodontali, e spesso è usato nei casi in cui è impossibile procedere alla ricostruzione dell'osso alveolare, risparmiando dunque al paziente l'estrazione dentale.
PBG - la Parodontologia biologicamente guidata

Grazie a decenni di studi e ricerca medica, lo Studio Dentistico Bittante ha sviluppato un protocolo di cura unico in Italia, chiamato PBG, cioè Parodontologia Biologicamente Guidata.
Questo protocollo innovativo, già sperimentato con successo su migliaia di pazienti nel corso degli ultimi vent'anni, si basa sul trattamento della parodontite mediante l'ausilio di test genetici e microbiologici, effettuati direttamente in studio e che accompagnano ogni piano di cura dei singoli pazienti.

Il test genetico della parodontite, analizzando il livello di interleuchine, può stabilire se il paziente è effettivamente predisposto allo sviluppo della malattia parodontale, mentre il test della placca batterica del cavo orale è indispensabile per stabilire la quantità della carica dei batteri parodontopatogeni e batteri saprofiti.
Il test dei batteri parodontopatogeni, o meglio della loro carica, viene eseguito periodicamente durante tutta la terapia, ed è un valore di assoluta importanza in corso di trattamento.
Difatti, proprio questo test guida gli sforzi dei dentisti e degli igienisti dentali, e gli permette di controllare l'effettiva efficacia del trattamento.
Trattamento che viene eseguito mediante precisi protocolli d'igiene orale, avvalendosi di apparecchiature d'avanguardia come il laser odontoiatrico ad alta potenza Nd:YAG, il microscopio operatorio e l'erogazione di polveri sottogengivali sottili e molto delicate per mezzo di aria compressa.
I dati dei pazienti trattati parlano chiaro: oltre il 95% di successi conseguiti, interrompendo l'avanzamento della parodontite e salvando i denti naturali dalla caduta.
Con il protocollo PBG potrai dunque:
- Conoscere se sei predisposto alla parodontite;
- Conoscere esattamente la tua percentuale di rischio ed esposizione alla piorrea;
- Conoscere se la tua bocca è un terreno fertile per i batteri nocivi;
- Arrestare l'avanzata della malattia parodontale;
- Salvaguardare i tessuti delle tue gengive e del tuo osso alveolare;
- Impedire la caduta dei tuoi denti naturali
Prenota subito il tuo test genetico
Il test genetico per accertare la predisposizione alla parodontite è facile, veloce, indolore e può essere eseguito in ambulatorio odontoiatrico, con un piccolo prelievo di materiale epiteliale della bocca.
Datosi che il DNA non cambia nel corso della vita, il test deve essere eseguito solo una volta, ed è estremamente affidabile: può dirti con precisione se sei un soggetto predisposto o meno alla parodontite, e questo è di fondamentale importanza per impostare al meglio la tua personale terapia di cura della piorrea.
Non devi aspettare di perdere tutti i denti, dopo anni di lassismo, per non aver saputo che invece eri un soggetto predisposto alla parodontite: devi agire ora!
Nello Studio Dentistico Bittante, grazie al protocollo avanzato della Parodontologia Biologicamente Guidata, potrai eseguire con facilità il test per la predisposizione alla piorrea e, contestualmente, potrà essere eseguito anche il test sulla carica microbica della tua bocca: un altro test avanzato, che è in grado di rivelare l'esatta composizione batterica del tuo cavo orale, individuando la percentuale di batteri parodontopatogeni che sono responsabili della parodontite.
Lo studio odontoiatrico per la parodontite in pieno centro a milano, fin dal 1955
lo Studio Dentistico Bittante si trova a Milano, in Corso Europa 10.
la sede è storica, ed è utilizzata da oltre sessant'anni.
lo Studio Dentistico Bittante non è un franchising e non è una catena low-cost: è uno studio unico, gestito da tre generazioni di professionisti dell'Odontoiatria e dell'igiene orale, e questo è un motivo di vanto per tutti i collaboratori e gli altri professionisti presenti giornalmente nelle sale di trattamento.
lo Studio Dentistico Bittante è nel cuore di Milano, ed è facilmente raggiungibile con le Linee Metropolitane:
- MM1 (Linea Rossa) Fermata San Babila o Duomo;
- MM3 (Linea Gialla) Fermata Duomo;
- MM4 (Linea Blu) Fermata San Babila
se vuoi raggiungerci in autovettura, ricorda che lo studio è nella Zona a Traffico Limitato di Milano (Area C), quindi ti servirà il pass (clicca qui per tutte le informazioni e per acquistarlo).
se devi parcheggiare la tua auto, davanti allo studio è a disposizione un autosilo, con parcheggi orari.
se vieni da fuori Milano in treno, puoi scendere alla stazione Milano Centrale e prendere la linea MM3 (Linea Gialla), direzione S. Donato, fino alla fermata Duomo.
se vieni invece dalla stazione di Porta Garibaldi, il percorso più breve è quello di prendere la linea MM2 (Linea Verde), direzione Abbiategrasso-Assago, scendere a Cadorna, cambiare con la linea MM1 (Linea Rossa), direzione Sesto 1° Maggio e scendere alla fermata Duomo.
se vieni dall'aeroporto di Linate, lo studio è comodamente raggiungibile in poco più di 10 minuti con la linea metropolitana MM4 (Linea Blu), scendendo alla fermata San Babila.
Siamo l'eccellenza odontoiatrica nella ricerca e nel trattamento della parodontite.
Curiamo le tue gengive, salviamo i tuoi denti.
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Quindi ricorda che...
- la parodontite è una patologia cronica e peggiorativa del parodonto, cioè la struttura di supporto dei denti;
- la causa eziologica della parodontite è microbica, e sono delle specifiche famiglie di batteri anaerobi, chiamati batteri parodontopatogeni;
- l'azione dei batteri parodontopatogeni, che normalmente popolano il nostro cavo orale, in alcuni soggetti scatena una violenta infiammazione dell'osso alveolare, che si riassorbe e dà inizio a quella che viene chiamata parodontite (o piorrea);
- la parodontite è una patologia orale a predisposizione genetica: non si eredita la piorrea in sé, ma la sensibilità dei tessuti parodontali all'azione dei batteri parodontopatogeni;
- nei soggetti predisposti, anche piccole iper-proliferazioni batteriche possono portare all'inizio della parodontite;
- per manifestarsi, oltre alla predisposizione genetica, la parodontite ha bisogno anche di una condizione favorente del microbiota orale, che è legata a particolari fattori scatenanti;
- la scarsa igiene orale domiciliare, il fumo e il consumo smodato di alcolici, l'assunzione di droghe o lunghi periodi di cure antibiotiche, anche chemio o radioterapia, possono portare all'abbassamento delle difese immunitarie, favorendo così l'insorgenza della piorrea;
- riassorbendosi nel tentativo di difendersi dai batteri, l'osso alveolare da ritirare anche la gengiva, causando la formazione delle tasche parodontali;
- le tasche parodontali si riempiono presto di altri batteri, rendendo dunque la parodontite cronica e peggiorativa;
- in un degrado lento ma costante, la tasca parodontale arriva fino all'osso alveolare, che infine viene consumato, e quando ciò accade il dente perde il suo naturale ancoraggio che lo tiene saldo in bocca, cominciando perciò a muoversi;
- il dondolamento del dente è segno inequivocabile che la radice non ha più il supporto idoneo dell'osso alveolare, distrutto dalla parodontite;
- casi iniziali o non severi di parodontite possono essere trattati con l'idonea terapia d'igiene orale professionale, mentre casi ormai gravi, in cui l'osso alveolare è stato già parzialmente distrutto dai batteri, devono essere trattati con l'ausilio della chirurgia orale;
- la chirurgia orale moderna può ricostruire l'osso distrutto dalla parodontite mediante impianti autologhi oppure tramite materiali biocompatibili, per mezzo della micro-chirurgia ricostruttiva;
- preservare i denti naturali ed impedirne la caduta è l'obiettivo primario di qualsiasi trattamento per la parodontite

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla dott.ssa Ilaria Bittante il giorno:
venerdì 20 giugno, 2025
La dott.ssa Ilaria Bittante è un'Igienista Dentale perfezionata in Parodontologia, cioè la branca dell'Odontostomatologia che si prende carico di tutte le problematiche del parodonto, la cui patologia principale è la parodontite (la piorrea).
La Dottoressa lavora nello Studio Dentistico Bittante, uno storico studio odontoiatrico di Milano attivo sin dal 1955, che ha dedicato gli ultimi trent'anni d'esercizio proprio al continuo studio e alla ricerca clinica sulla parodontite.
Assieme al padre, il dott. Gianluigi Bittante, ha ideato il procotollo di Parodontologia Biologicamente Guidata: un innovativo compendio di trattamenti odontoiatrici specifici per i pazienti affetti da parodontite, che si basa sul riequilibrio microbiologico del microbiota orale, la cui disbiosi è la vera causa dell'inizio della piorrea.
Lo Studio Dentistico Bittante è, attualmente, una delle eccellenze per la diagnosi e la cura della parodontite, e giornalmente riceve pazienti da tutta Italia, curando casi complessi di piorrea grave, che ha già messo in pericolo la permanenza dei denti naturali.
L'obiettivo dello studio e del protocollo di Parodontologia Biologicamente Guidata è proprio quello di salvare gli elementi dentali naturali dalla caduta, riportando il microbiota orale del paziente ad un giusto equilibrio, necessario per garantire l'arresto della parodontite e dunque la salvaguardia dei tessuti parodontali, che a sua volta è indispensabile per permettere ai denti di rimanere saldi nella bocca.
Esegui l'esame del DNA!*
Esegui l'esame del DNA!*
Ho avuto solo i Bittante come dentisti: pazienti, bravi, perfetti!"
Sempre con loro!"









