
Sei portatore di un impianto dentale fisso in titanio che ha rimpiazzato un dente naturale, ma che da un po’ di tempo, però, ha cominciato a fare strani problemi, tra cui un sospetto rossore gengivale attorno alla corona del dente, un gonfiore anomalo e, magari, anche sanguinamento?
Devi sapere che gli stessi batteri che provocano la parodontite, cioè i batteri parodontopatogeni, possono essere responsabili anche di un’altra infezione similare alla piorrea, che affligge i tessuti peri-implantari ma che colpisce solamente chi ha posizionato un impianto fisso, con vite endossea.
La perimplantite, cioè l’infiammazione dei tessuti attorno all’impianto in titanio, è una delle complicanze più comuni dell’Implantologia (cioè la parte dell’Odontoiatria specializzata nel posizionare impianti dentali) e che, se non curata, può mettere in serio rischio la permanenza stessa di tutto l’impianto.
Per queste sue caratteristiche, essendo anch’essa una problematica squisitamente parodontale, la perimplantite è studiata con attenzione dalla Parodontologia, e ha terapie curative simili a quelle utilizzate per trattare la parodontite.
Leggi questa pagina per scoprire che cos’è esattamente la perimplantite, da cosa è causata e quello che si può fare per curarla.
Che cos’è la perimplantite?

La perimplantite, cioè letteralmente ‘infiammazione attorno all’impianto’ (dentale, in questo caso) è un’infezione batterica dei tessuti peri-implantari attorno ad un impianto dentale fisso, cioè una vite endossea, con relativa corona sintetica, che è stata posizionata per sopperire alla mancanza di un elemento dentale naturale.
Quest’infiammazione tessutale ha come agente eziologico alcuni batteri anaerobi, cioè in grado di sopravvivere senza ossigeno, che popolano il nostro cavo orale, molti simili a quelli che possono causare la parodontite (cioè la piorrea).

In condizioni di normalità questi batteri, che sono potenzialmente pro-infiammativi cioè in grado di infiammare i tessuti molli peri-implantari, vengono efficacemente contrastati dalle difese immunitarie del cavo orale, e sono tenuti sotto controllo anche dalla presenza contestuale di altri batteri, non nocivi, che condividono con loro gli stessi spazi biologici.
In alcuni casi, però, i batteri patogeni possono iper-proliferare e formare dunque un complesso biofilm attorno all’impianto dentale: il metabolismo di questo film batterico, se non contrastato adeguatamente dalla risposta immunitaria, genera a sua volta infiammazione dei tessuti della mucosa peri-implantare e tessuto connettivo sottostante e, in ultima analisi, il riassorbimento dell’osso alveolare, cioè l’osso dove l’impianto è agganciato e tenuto ben saldo grazie all’osteointegrazione.
Questo processo infiammatorio, non dissimilmente dall’evoluzione della parodontite, può essere superficiale, con l’origine di una mucosite peri-implantare, oppure può divenire profondo, degenerando in una perimplantite propriamente detta, con perdita di tessuto osseo.
Il meccanismo che porta alla perimplantite, cioè iper-proliferazione batterica, risposta immunitaria scarsa e infiammazione dei tessuti con riassorbimento osseo è del tutto simile a quello noto che origina la parodontite, e per questo le due condizioni, cioè la piorrea e la perimplantite, oltre che a condividere quasi lo stesso agente eziologico sono studiate e trattate in maniera simile dalla Parodontologia.
Qual è la causa della perimplantite?
La perimplantite è un’infiammazione causata da un’infezione profonda dei tessuti peri-implantari di origine batterica, il cui agente eziologico è un’ampia famiglia di batteri anaerobi, non dissimili dai batteri parodontopatogeni che causano la parodontite.
Quest’infezione si manifesta quando la carica batterica patogena attorno ai tessuti dell’impianto non è efficacemente tenuta sotto controllo dalle risposte immunitarie del cavo orale.

Proprio come le vaste famiglie che causano la piorrea, anche i batteri patogeni della perimplantite sono composti da una lunga lista di batteri, alcuni sempre presenti, altri invece spesso associati.
Tra i batteri comuni e maggiormente presenti in caso di perimplantite possiamo menzionare il Porphyromonas gingivalis, l’Aggregatibacter actinomycetemcomitans, il Tannerella forsythia, il Treponema denticola, il Fusobacterium nucleatum.
Tra i batteri spesso associati possiamo citare il Prevotella intermedia, il Prevotella nigrescens, il Campylobacter rectus, Parvimonas micra, l’Eikenella corrodens, il Capnocytophaga species e il Bacteroides species.
Questi batteri hanno tutti delle caratteristiche comuni, che li rendono temibili per i soggetti portatori di un impianto dentale, ad esempio:
- Sono batteri anaerobi, cioè capaci di vivere anche senza la presenza d’ossigeno, e per questo in grado di proliferare in profondità nei tessuti gengivali e ossei;
- Sono batteri Gram-negativi, quindi dotati di una parete cellulare complessa e particolarmente resistente, difficile da penetrare per le molecole antibiotiche;
- Sono batteri pro-infiammatori, poiché il loro metabolismo produce delle endotossine che, oltre un certo limite, attivano complessi processi metabolici dei nostri tessuti, che danno origine ad intense risposte infiammatorie;
- Sono batteri capaci di nutrirsi degli scarti del nostro epitelio tessutale (in prevalenza peptidi, quindi proteine), e dunque in grado di sopravvivere senza problemi anche senza il consumo di zuccheri;
- Sono batteri tendenzialmente propensi ad aggregarsi in un biofilm abbastanza spesso, capace di circondare un impianto dentale e dunque dare inizio, oltre una certa carica batterica, ai processi infiammatori che portano prima alla mucosite e poi alla perimplantite propriamente detta
Va ricordato che i batteri patogeni della perimplantite, in condizioni di normalità, popolano il nostro cavo orale e compongono, assieme a tutti gli altri microbi, quello che viene definito il microbiota orale.
Questo microbiota, sempre in condizioni di normalità, trova un suo specifico equilibrio, mediato anche dal costante controllo del sistema immunitario, che prende il nome di eubiosi.
Un’eubiosi sana della nostra bocca è indispensabile per la salute e il benessere non solo del nostro cavo orale, ma di tutto il nostro organismo: quando in equilibrio, il microbiota orale è una potente barriera contro gli agenti esterni che possono tentare di penetrare il corpo e le prime vie aeree, quindi è un alleato che dovrebbe sempre essere mantenuto in buona salute.
La perimplantite è invece un’infiammazione che può essere vista come una disbiosi, cioè un disequilibrio del normale microbiota orale che, in casi specifici, porta alla reazione infiammatoria dei tessuti peri-implantari.
Quali sono i fattori scatenanti la perimplantite?
il fumo di sigaretta è uno dei fattori scatenati di origine comportamentale
La perimplantite, anche se vede un’eziologia batterica, è un’infiammazione che può avere diversi fattori scatenanti.
Difatti, la disbiosi del microbiota orale e l’iper-proliferazione dei batteri patogeni, che sono alla base della patologia infettiva, può essere scatenata da una serie di cause e concause, alcuni prevedibili, altre meno.

In tal discorso, andrebbero distinti tre fattori principali:
- Il fattore predisponente;
- Il fattore comportamentale;
- Il fattore iatrogeno
Il fattore predisponente principale è dato da una certa sensibilità del soggetto all’azione dei batteri parodontopatogeni, che sono i batteri causa della piorrea ma che hanno molte similitudini con i ceppi batterici che causano la perimplantite.
Alcuni soggetti nascono già con una predisposizione genetica all’azione di questi batteri, e dunque possono essere, nel corso della vita, più suscettibili alle loro proliferazioni (anche minime).
Altri fattori predisponenti accertati da anni dalla Medicina sono il diabete mellito (concausa comune anche nella piorrea), la gravidanza e la menopausa nella donna.
I fattori comportamentali sono invece tutti quei fattori causati, come il nome lascia intendere, dal comportamento stesso del paziente che ha eseguito un impianto dentale, e sono quasi tutti fattori relativi all’igiene dentale.
Una scarsa, errata o incompleta igiene dentale domiciliare, l’assenza dei regolari controlli odontoiatrici nonché della manutenzione dell’impianto (incluse le sedute d’igiene dentale professionale), il fumo, sono i fattori scatenanti cruciali, sicuramente i più importanti, che possono predisporre all’inizio della perimplantite.
I fattori iatrogeni sono invece tutti quei fattori scatenanti che non dipendono dalla predisposizione del paziente né dal suo comportamento, ma che sono intrinsechi nell’atto stesso del posizionamento dell’impianto dentale.
Ad esempio, procedure chirurgiche non corrette, contaminazione della sterilità della vite endossea durante la procedura chirurgica, oppure suo posizionamento errato, o anche costruzione della corona dentale artificiale non ben eseguita (che rende difficile l’igiene), infezione post-chirurgia, ecc.
Tutte azioni spesso prevedibili con l’opportuna preparazione dell’intervento, o con la giusta terapia farmacologica, mentre altre volte no, come il rischio d’infezione dopo il posizionamento dell’impianto: sicuramente diminuibile con l’opportuna cura antibiotica profilattica ma mai eliminabile del tutto.
Quanto è comune la perimplantite dopo un impianto dentale?
osso riassorbito attorno ad un impianto
La perimplantite, essendo una condizione multi-fattoriale che non sempre è possibile prevedere, ha un’incidenza variabile nella popolazione, che deve comunque conteggiare anche il deciso aumento del numero d’impianti posizionati nei pazienti (in tendenza positiva da molti anni).
Le stime italiane, secondo la Federazione Europea di Parodontologia, stimano una percentuale di infiammazioni perimplantari o di mucosite perimplantare nel 20% dei pazienti a circa 5-10 anni dal posizionamento dell’impianto.

Questa percentuale sembrerebbe in linea con i dati europei disponibili, che vedono fino al 19,53% della prevalenza della perimplantite nei pazienti di eguale stato clinico e con un range di sopravvivenza dell’impianto similare.
Tuttavia, principalmente per l’aumento del numero assoluto d’impianti posizionati, sempre la Federazione Europea di Parodontologia stima che nei prossimi anni la percentuale di pazienti affetti da problemi post-impianto (infiammazioni impiantati in generale, quindi sia perimplantite, sia mucosite) potrà crescere sino al 37%, eguagliando dunque, grossomodo, il dato attuale degli Stati Uniti (che, molto probabilmente, hanno percentuali più alte per via di un avvio precoce dell’Implantologia per ampie fasce di popolazione).
Stabilire comunque una percentuale assoluta di pazienti affetti da perimplantite dopo il posizionamento di un impianto è abbastanza difficile, poiché i criteri diagnostici possono variare al variare della popolazione studiata, del numero assoluto d’impianti (fattore importante, come detto in continua crescita), dal tempo di follow-up e anche dalla precisione diagnostica, necessaria ad esempio per diversificare in sede clinica la mucosite dalla perimplantite vera e propria.
Quali sono i sintomi della perimplantite?
grave consunzione dell'osso alveolare
Non dissimilmente dalla parodontite, i cui primi sintomi, spesso blandi, coincidono con quelli della gengivite, anche il primissimo stadio della perimplantite sovente (non sempre, ma spesso) coincide con un’infiammazione superficiale dei tessuti peri-implantari chiamato mucosite.
Di solito la mucosite dà sintomi blandi, a volte ignorati o minimizzati dal paziente, che ritarda quindi le cure, e permette all’infiammazione, non curata, di cominciare ad aggredire anche i tessuti profondi dell’osso alveolare.

I sintomi tipici di una mucosite sono:
- Arrossamento e gonfiore della gengiva attorno all’impianto;
- Emorragia gengivale, cioè sanguinamento della gengiva al minimo contatto (specie durante lo spazzolamento), oppure anche spontaneo;
- Dolore o comunque fastidio localizzato grossomodo nella zona dell’impianto, specie se si preme la gengiva;
- Una certa sensibilità aumentata nella zona dell’impianto;
- Fuoriuscita di pus dalle gengive, che avviene spontaneamente o alla pressione;
- Alitosi persistente, che non passa neppure con una buona igiene dentale
La mucosite, al pari della gengivite, è un’infiammazione reversibile: ciò vuol dire che, se presa per tempo e curata professionalmente, essa può recedere completamente, non compromettendo dunque in maniera permanente i tessuti peri-implantari e non scatenando il riassorbimento dell’osso.
Riassorbimento che invece inizia, come conseguenza dell’infiammazione cronica, quando l’infezione passa dai tessuti superficiali a quelli profondi, con l’inizio della perimplantite vera e propria.
I sintomi della perimplantite sono variabili, ma il sintomo più temibile è… L’assenza di sintomi stessa.
Difatti, come per la parodontite, la perimplantite solitamente avanza lentamente ma inesorabilmente, e via via che l’infiammazione si approfondisce, anche l’osso alveolare si riassorbe sempre di più, con la formazione di vere e proprie tasche peri-implantari che, non dissimilmente dalle tasche parodontali, si riempiono sempre più di batteri, peggiorando dunque l’infiammazione dei tessuti.
Se non controllata per tempo, la perimplantite avanza sempre di più, con riassorbimento dell’osso alveolare sempre maggiore che, alla fine, porta l’impianto a divenire mobile, con il dente che dunque inizia a perdere stabilità, mancando del necessario supporto osseo.
Nei casi finali e gravi, l’impianto destabilizzato e mobile risulta talmente compromesso, con così poco tessuto osseo rimasto utile, che si rende necessaria la rimozione chirurgica di tutto l’impianto stesso.
Come si diagnostica la perimplantite?
visita parodontale di accertamento della perimplantite
La perimplantite richiede una visita specialistica parodontologica, effettuata da un Medico Odontoiatra o un Igienista Orale, entrambi con competenze in Parodontologia.
Nella prima visita il professionista sanitario si accerterà dello stato di salute generale delle gengive, misurando l’eventuale emorragia alla pressione e provvedendo anche, con una particolare sonda millimetrata, al relativo sondaggio gengivale, per appurare la presenza (e la profondità) di eventuali tasche parodontali o peri-implantari.

La visita clinica, che può anche prevedere la temporanea rimozione della corona sintetica dell’impianto, per consentire al Medico Odontoiatra di valutare al microscopio operatorio lo stato effettivo del sotto-gengiva, è completata poi con l’obbligatoria ortopantomografia (OPT), cioè la radiografia panoramica della bocca.
Questo esame è fondamentale, per stabilire il riassorbimento dell’osso alveolare e valutarne la gravità, oltre che per accertarsi di eventuali problemi odontoiatrici che potrebbero complicare le cure peri-implantari, ad esempio carie interdentali o radicolari.
La diagnosi di peri-implantite può essere poi completata con un moderno test del microbiota orale, eseguito comodamente in poltrona odontoiatrica, utile per valutare la composizione percentuale della popolazione batterica, suddivisa per ceppi e tipologie, che potrà essere di grande aiuto al Medico Odontoiatra nella progettazione della giusta terapia.
L’analisi razionale di tutti questi dati consente non solo di arrivare ad una diagnosi precisa, con un preciso stato di gravità della peri-implantite, ma di perfezionare poi una terapia specifica e mirata per il paziente, che ha comunque l’obiettivo di ripristinare una corretta eubiosi del microbiota orale.
Come si può curare la perimplantite?
analisi al microscopio delle tasche peri-implantari
Appurato che sia la mucosite che la perimplantite sono infiammazioni dovute essenzialmente ad una iper-proliferazione batterica che ha messo in difficoltà la risposta immunitaria della bocca (nonché fatto decadere l’eubiosi del microbiota orale), la cura è conseguente, e si basa sul ripristino dell’equilibrio batterico sano.
Questo comporta, giocoforza, un abbassamento deciso della carica batterica patogena, con la rimozione del biofilm infiammatorio attorno all’impianto dentale, nonché la bonifica delle eventuali tasche peri-implantari.

In casi non gravi, quando la consunzione dell’osso non si è ancora palesata oppure è allo stato iniziale, queste operazioni di igiene dentale profonda sono necessarie e sufficienti per risolvere l’infiammazione e salvaguardare i tessuti peri-implantari sani rimasti.
La bonifica dal biofilm patogeno è effettuata mediante specifiche sedute d’Igiene Dentale, non dissimili, per tipologia e pratica, da quelle effettuate sui pazienti parodontali.
Vi sono molte tecniche e molti strumenti che il professionista sanitario può utilizzare per rimuovere il biofilm patogeno attorno all’impianto, e possono essere:
- L’uso dell’ablatore ultrasonico dotato di sottili punte, specifiche proprio per le situazioni di peri-implantite;
- Specifici strumenti molto sottili in teflon, delicati, in grado di effettuare lo scaling o la levigatura peri-implantare in maniera non traumatica, né per i tessuti sani e né per la vite endossea dell’impianto;
- L’uso del laser odontoiatrico pulsato, in grado di distruggere i batteri nocivi ma al contempo non scaldare il metallo dell’impianto;
- L’uso delle micro-polveri della terapia GBT (Guided Biofilm Therapy), davvero sottili, in grado di penetrare, grazie ad un delicato getto di aria ed acqua tiepida, in grande profondità nella gengiva, pulendo meccanicamente il tessuto attorno all’impianto, senza danneggiare però quest’ultimo
Queste tecniche sono eseguite, negli studi odontoiatrici di alto livello, mediante assistenza del microscopio operatorio: un moderno strumento in grado d’ingrandire con estrema precisione l’area d’intervento, aiutando l’operatore ad essere molto più preciso e, di conseguenza, aumentando la possibilità di riuscita del trattamento e anche il comfort per il paziente.
Nei casi gravi di peri-implantite, quando la tasca peri-implantare è già penetrata in grande profondità, tale da non poter essere raggiunta neppure con il laser odontoiatrico, è ancora possibile intervenire per salvare l’impianto mediante l’uso della Chirurgia Orale, e la tecnica di levigatura definita ‘a cielo aperto’.
Con questa tecnica, eseguita in anestesia locale, la gengiva viene incisa e delicatamente scollata dall’osso, che viene dunque pulito e bonificato ‘a cielo aperto’ (da cui il nome della tecnica), per poi venire suturato.
In alcuni casi, durante l’intervento il Medico Odontoiatra può provvedere alla ricostruzione e alla stabilizzazione dell’osso alveolare, eseguita con materiale autologo o di sintesi, in grado di ridurre la mobilità dell’impianto e dunque rafforzarne la tenuta, evitando dunque la sua rimozione.
Rimozione che, in casi gravi, è comunque sempre possibile, e solitamente avviene quando lo spessore dell’osso residuo è ormai incompatibile con la tenuta di un impianto.
Ci sono speranze di guarigione completa dalla perimplantite?
La mucosite, che secondo alcuni Autori è lo stadio di pre-perimplantite, è una condizione reversibile e dunque completamente curabile, se presa per tempo.
Abbassata la carica batterica nociva ed insegnato al paziente il giusto protocollo d’igiene dentale domiciliare (che dovrà essere mantenuto a vita), l’infiammazione superficiale guarisce in poco tempo, senza lasciare conseguenze e non mettendo dunque a rischio l’impianto dentale.

La perimplantite invece comporta già la consunzione di parte del tessuto osseo, e tale distruzione è permanente: l’osso riassorbito, difatti, non viene rigenerato dal corpo.
Ciò comunque può essere tenuto sotto controllo, se s’interviene per tempo: i casi iniziali di perimplantite, con una modesta perdita del tessuto osseo, sono risolvibili senza la necessaria rimozione chirurgica dell’impianto, e possono dunque essere gestiti agevolmente, con regolari sedute d’igiene dentale professionale periodica (e l’ovvia collaborazione del paziente con la giusta igiene domiciliare).
La moderna Chirurgia Orale poi può provvedere in molti casi ad un’ottima stabilizzazione delle situazioni in cui vi è già stata una decisa consunzione dell’osso alveolare, mediante procedure ricostruttive mini-invasive, ad esempio quelle effettuate con l’ausilio dei nuovi composti sintetici ricostruttivi.
La rimozione chirurgica dell’impianto è sempre utilizzata come extrema ratio, quando ormai la situazione è molto grave e la permanenza dell’impianto in bocca causerebbe più svantaggi che vantaggi.
Si può rimettere un impianto precedentemente perso per perimplantite?
ricostruzione in 3d di un impianto dentale rimosso per perimplantite
La sostituzione di un impianto dentale perduto per colpa della perimplantite richiede obbligatoriamente prima una bonifica dei tessuti infettati dai batteri patogeni, e poi una ricostruzione chirurgica dell’osso alveolare.
Ogni situazione va ovviamente valutata, caso per caso, ma la moderna Chirurgia Orale può risolvere molte situazioni un tempo ritenute impensabili, grazie agli impianti con tessuto autologo oppure ai nuovi elementi di sintesi ossea.
Soprattutto questi ultimi, nel recente periodo, hanno visto uno sviluppo incredibile delle tecnologie costruttive, con livelli di bio-ingegneria davvero notevoli, in grado di mettere in commercio materiali sicuri, efficaci, ottimi per ricostruire anche ampie parti dell’osso.
Questi materiali si basano sul principio dell’osteointegrazione: fanno in pratica ‘da ponte’ per gli osteoblasti, cioè le cellule che formano gli osteociti (le cellule ossee), che colonizzano il materiale sintetico e lo inglobano, formando, seppur in qualche mese, una struttura solida e resistente, non dissimile dall’osso naturale.
Solo quando l’osso alveolare è correttamente bonificato e rinforzato, con uno spessore accettabile e compatibile con il posizionamento di una nuova vite endossea che si può procedere con l’inserimento della stessa, e quindi con un nuovo impianto dentale.
C’è un modo per prevenire la perimplantite?
scollamento della gengiva per la pulizia 'a cielo aperto'
La perimplantite è una condizione non sempre prevedibile.
La predisposizione genetica ai batteri parodontopatogeni non può ovviamente essere prevenuta in alcun modo, così come il paziente non può agire sulle cause iatrogene della perimplantite (ad esempio, la contaminazione delle viti endossee sterili), che sono compito del personale sanitario e devono seguire precise e ferree regole di profilassi.

Ancora, l’infezione post-chirurgica, seppur abbassabile in percentuale dalla giusta cura antibiotica profilattica, non è del tutto eliminabile, e di questo il paziente deve essere opportunamente informato.
Dove si può agire è dunque sulla prevenzione disponibile grazie alle buone norme comportamentali, che del resto tutti i pazienti portatori d’impianto dovrebbero sempre seguire.
Tali regole possono essere riassunte in:
- Eseguire giornalmente la corretta igiene dentale domiciliare, secondo le indicazioni fornite dal Medico Odontoiatra o dall’Igienista Dentale;
- Eseguire regolarmente i controlli periodici e la manutenzione dell’impianto dentale mediante sedute d’igiene professionale (indicativamente almeno due l’anno, ma variabili in base all’indicazione clinica);
- Astenersi dal fumo (noto vasocostrittore e fattore di rischio accertato);
- Recarsi immediatamente dal Medico Odontoiatra al minimo sospetto di mucosite (gengiva rossa, gonfia, dolente, ecc.)
I buoni comportamenti sono quelli che, in effetti, garantiscono non solo il controllo dell’impianto ma anche l’intervento tempestivo in caso di inizio di perimplantite, e dunque sono l’unica e vera chiave di volta per prevenire la perimplantite.
Sei portatore di un impianto dentale e noti che c’è qualcosa che non va?
Se sei portatore di un impianto dentale e stai notando questi sintomi, del tipo:
- Gengiva rossa e gonfia, dolente al tatto;
- Sanguinamento gengivale, che appare alla pressione, allo spazzolamento o anche spontaneamente;
- Senso di fastidio o dolore localizzato vicino all’area dell’impianto;
- Fuoriuscita di pus, spontanea o alla pressione della gengiva;
- Alitosi persistente, che non passa neppure con una buona igiene orale;
- Impianto dentale che ‘dondola’ in maniera sospetta
In questi casi, puoi rivolgerti con fiducia al nostro studio dentistico specializzato in Parodontologia.

La Parodontologia è quella branca specialistica dell’Odontostomatologia che si occupa proprio dei problemi dei tessuti attorno al dente, quindi osso alveolare, legamento parodontale e gengiva, e la perimplantite è una condizione patologica attenzionata e studiata da questa branca particolare, poiché ha elevate affinità con la parodontite, patologia molto simile.
Il nostro studio è formato da Medici Odontoiatri, Igienisti Dentali, personale di poltrona e reparto amministrativo e di supporto ai pazienti specialistico, con operatori formati esclusivamente nella Parodontologia.
Puoi dunque contattarci per avere la sicurezza di affidarti ad una struttura specializzata proprio nei problemi che può dare la perimplantite.
La Parodontologia Biologicamente Guidata: il protocollo avanzato d’eccellenza per la cura della piorrea
Siamo lo studio dentistico con la più avanzata tecnologia per la cura della parodontite
Il protocollo PBG, cioè Parodontologia Biologicamente Guidata, è un protocollo d’eccellenza sviluppato dal Dott. Gianluigi Bittante e dalla Dott.ssa Ilaria Bittante, che consente di stilare un protocollo di cura individuale per la parodontite guidato dai test microbiologici del cavo orale.
Si basa sul controllo genetico della predisposizione del soggetto e l’analisi della percentuale dei batteri parodontopatogeni della bocca del paziente, che ‘guidano’, come il nome lascia intuire, i trattamenti ablativi di igiene orale basati sul laser odontoiatrico ad altra potenza, la levigatura radicolare e l’uso delle nuove nano-polveri a base di eritritolo.
Protocolli di cura basati sul controllo biologico del microbiota orale e strumentazione d'eccellenza
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Il nostro studio si occupa intensivamente della piorrea e della Parodontologia da oltre 20 anni, e il nostro obiettivo è proprio quello di salvare i denti naturali che altri studi avevano già dato per persi e spacciati.
FAQ (domande frequenti)
Potrebbe essere l'inizio di una mucosite peri-implantare o anche qualcosa di più serio, quindi il controllo odontoiatrico è sempre richiesto.
Non è una condizione affrontabile con i normali strumenti d'igiene domestica, quindi è importante ricorrere al più presto ad un Medico Odontoiatra.
La mucosite, invece, è un'infiammazione che interessa solo la mucosa gengivale attorno all'impianto, senza coinvolgimento osseo.
La mucosite può essere considerata lo stadio iniziale che, se non trattata, può evolversi in perimplantite.
Tuttavia, la perimplantite necessita di fattori predisponenti come scarsa igiene orale, fumo, diabete mellito, assenza di controlli regolari, condizioni ormonali (gravidanza, menopausa) e deficit immunitari.
La perimplantite è una patologia multifattoriale che richiede la combinazione di più elementi per svilupparsi.
I segnali da non sottovalutare includono: dolore nella zona dell'impianto, arrossamento e gonfiore della gengiva, sanguinamento spontaneo o durante lo spazzolamento, fuoriuscita di pus e, negli stadi avanzati, mobilità dell'impianto (che inizia quindi a 'dondolare').
La formazione di ascessi peri-implantari non è rara, ed è episodio sempre molto doloroso.
A differenza della perimplantite, la mucosite non causa danni permanenti ai tessuti di sostegno dell'impianto.
Per questo motivo è fondamentale non sottovalutare i primi segnali di infiammazione gengivale e rivolgersi subito al proprio odontoiatra per un intervento precoce.
I casi lievi possono essere risolti efficacemente con sedute di igiene dentale professionale, mentre i casi più gravi, con impianto già mobilizzato, possono richiedere un intervento di chirurgia orale per salvare l'impianto o, nei casi estremi, la sua rimozione chirurgica.
Tuttavia, è possibile ridurre significativamente il rischio di insorgenza mantenendo un'eccellente igiene domiciliare, sottoponendosi regolarmente a controlli odontoiatrici e sedute di igiene dentale professionale, e controllando i fattori di rischio modificabili come il fumo (che dovrebbe sempre essere evitato del tutto).
Questo fa sì che, negli stadi finali, l'impianto si mobilizza (cioè comincia a 'dondolare') e nei casi più gravi è necessaria la sua rimozione chirurgica.
Per questo è essenziale non sottovalutare i primi sintomi e mantenere controlli regolari con il proprio Medico Odontoiatra.
Attorno agli impianti anche un sanguinamento minimo indica la presenza di infiammazione: questo può essere il primo segno di mucosite, che se trattata immediatamente è completamente reversibile.
Una gengiva sana attorno all'impianto dovrebbe essere di colore rosa chiaro, opaca, con la superficie naturalmente 'a buccia d'arancia', non gonfia.
Gonfiore, arrossamento e eventuale dolore al tatto sono chiari segni di infiammazione attiva che richiedono intervento odontoiatrico immediato.
Questo è un segnale di allarme importante che richiede un intervento odontoiatrico urgente.
Il pus indica che l'infezione ha raggiunto stadi avanzati, e potrebbe già essere in corso il riassorbimento dell'osso di sostegno, per cui l'intervento medico immediato è obbligatorio.
PBG - la Parodontologia biologicamente guidata

Grazie a decenni di studi e ricerca medica, lo Studio Dentistico Bittante ha sviluppato un protocolo di cura unico in Italia, chiamato PBG, cioè Parodontologia Biologicamente Guidata.
Questo protocollo innovativo, già sperimentato con successo su migliaia di pazienti nel corso degli ultimi vent'anni, si basa sul trattamento della parodontite mediante l'ausilio di test genetici e microbiologici, effettuati direttamente in studio e che accompagnano ogni piano di cura dei singoli pazienti.

Il test genetico della parodontite, analizzando il livello di interleuchine, può stabilire se il paziente è effettivamente predisposto allo sviluppo della malattia parodontale, mentre il test della placca batterica del cavo orale è indispensabile per stabilire la quantità della carica dei batteri parodontopatogeni e batteri saprofiti.
Il test dei batteri parodontopatogeni, o meglio della loro carica, viene eseguito periodicamente durante tutta la terapia, ed è un valore di assoluta importanza in corso di trattamento.
Difatti, proprio questo test guida gli sforzi dei dentisti e degli igienisti dentali, e gli permette di controllare l'effettiva efficacia del trattamento.
Trattamento che viene eseguito mediante precisi protocolli d'igiene orale, avvalendosi di apparecchiature d'avanguardia come il laser odontoiatrico ad alta potenza Nd:YAG, il microscopio operatorio e l'erogazione di polveri sottogengivali sottili e molto delicate per mezzo di aria compressa.
I dati dei pazienti trattati parlano chiaro: oltre il 95% di successi conseguiti, interrompendo l'avanzamento della parodontite e salvando i denti naturali dalla caduta.
Con il protocollo PBG potrai dunque:
- Conoscere se sei predisposto alla parodontite;
- Conoscere esattamente la tua percentuale di rischio ed esposizione alla piorrea;
- Conoscere se la tua bocca è un terreno fertile per i batteri nocivi;
- Arrestare l'avanzata della malattia parodontale;
- Salvaguardare i tessuti delle tue gengive e del tuo osso alveolare;
- Impedire la caduta dei tuoi denti naturali
Prenota subito il tuo test genetico
Il test genetico per accertare la predisposizione alla parodontite è facile, veloce, indolore e può essere eseguito in ambulatorio odontoiatrico, con un piccolo prelievo di materiale epiteliale della bocca.
Datosi che il DNA non cambia nel corso della vita, il test deve essere eseguito solo una volta, ed è estremamente affidabile: può dirti con precisione se sei un soggetto predisposto o meno alla parodontite, e questo è di fondamentale importanza per impostare al meglio la tua personale terapia di cura della piorrea.
Non devi aspettare di perdere tutti i denti, dopo anni di lassismo, per non aver saputo che invece eri un soggetto predisposto alla parodontite: devi agire ora!
Nello Studio Dentistico Bittante, grazie al protocollo avanzato della Parodontologia Biologicamente Guidata, potrai eseguire con facilità il test per la predisposizione alla piorrea e, contestualmente, potrà essere eseguito anche il test sulla carica microbica della tua bocca: un altro test avanzato, che è in grado di rivelare l'esatta composizione batterica del tuo cavo orale, individuando la percentuale di batteri parodontopatogeni che sono responsabili della parodontite.
Lo studio odontoiatrico per la parodontite in pieno centro a milano, fin dal 1955
lo Studio Dentistico Bittante si trova a Milano, in Corso Europa 10.
la sede è storica, ed è utilizzata da oltre sessant'anni.
lo Studio Dentistico Bittante non è un franchising e non è una catena low-cost: è uno studio unico, gestito da tre generazioni di professionisti dell'Odontoiatria e dell'igiene orale, e questo è un motivo di vanto per tutti i collaboratori e gli altri professionisti presenti giornalmente nelle sale di trattamento.
lo Studio Dentistico Bittante è nel cuore di Milano, ed è facilmente raggiungibile con le Linee Metropolitane:
- MM1 (Linea Rossa) Fermata San Babila o Duomo;
- MM3 (Linea Gialla) Fermata Duomo;
- MM4 (Linea Blu) Fermata San Babila
se vuoi raggiungerci in autovettura, ricorda che lo studio è nella Zona a Traffico Limitato di Milano (Area C), quindi ti servirà il pass (clicca qui per tutte le informazioni e per acquistarlo).
se devi parcheggiare la tua auto, davanti allo studio è a disposizione un autosilo, con parcheggi orari.
se vieni da fuori Milano in treno, puoi scendere alla stazione Milano Centrale e prendere la linea MM3 (Linea Gialla), direzione S. Donato, fino alla fermata Duomo.
se vieni invece dalla stazione di Porta Garibaldi, il percorso più breve è quello di prendere la linea MM2 (Linea Verde), direzione Abbiategrasso-Assago, scendere a Cadorna, cambiare con la linea MM1 (Linea Rossa), direzione Sesto 1° Maggio e scendere alla fermata Duomo.
se vieni dall'aeroporto di Linate, lo studio è comodamente raggiungibile in poco più di 10 minuti con la linea metropolitana MM4 (Linea Blu), scendendo alla fermata San Babila.
Siamo l'eccellenza odontoiatrica nella ricerca e nel trattamento della parodontite.
Curiamo le tue gengive, salviamo i tuoi denti.
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Quindi ricorda che...
- La perimplantite è un’infiammazione cronica che affligge i tessuti attorno ad un impianto dentale;
- La causa della perimplantite è di origine infettiva, e sono dei particolari batteri del cavo orale molto simili a quelli che provocano la parodontite;
- Vi sono molte analogie tra la parodontite e la perimplantite: la causa eziologica, l’inizio spesso multi-fattoriale, lo stato di cronicità di entrambe le condizioni e la stessa reazione patologica del riassorbimento dell’osso alveolare;
- Al contrario della parodontite, che può colpire i tessuti parodontali dei denti naturali, la perimplantite colpisce solo i tessuti peri-implantari (quindi la mucosa gengivale e l’osso alveolare che sostiene l’impianto);
- In Italia, le stime più aggiornate (variabili a seconda di vari fattori di analisi) ipotizzano che circa il 20% dei pazienti sottoposti ad impianto dentale sviluppano poi, nel tempo, un episodio di mucosite o perimplantite, ma la percentuale potrebbe salire nel breve futuro, in accordo con l’aumento numerico assoluto degli impianti dentali;
- La perimplantite comincia spesso con una mucosite perimplantare, cioè l’infiammazione della mucosa gengivale di contorno all’impianto;
- La mucosite è totalmente curabile se presa per tempo, e dunque può guarire completamente senza danni permanenti;
- Oltre all’agente eziologico, cioè i batteri patogeni, la perimplantite necessita di alcuni fattori predisponenti e scatenanti, tra cui una certa predisposizione all’azione dei batteri parodontopatogeni, la scarsa o insufficiente igiene orale, il fumo, il diabete mellito, la gravidanza, la menopausa, l’assenza di controlli odontoiatrici e sedute d’igiene professionale, particolari condizioni che indeboliscono la risposta immunitaria del corpo;
- Se non curata per tempo, la perimplantite attiva i processi infiammatori dei tessuti che, per complessi meccanismi, portano al riassorbimento dell’osso alveolare, con perdita lenta ma costante di tessuto d’aggancio dell’impianto;
- Gli stadi finali della perimplantite comportano la mobilizzazione dell’impianto, che nei casi gravi richiede la sua rimozione chirurgica;
- Il pericolo maggiore della perimplantite è il suo inizio in sordina, senza sintomatologia particolare o con sintomi molto blandi, minimizzati dal paziente;
- La zona dell’impianto colpita dall’infezione batterica può manifestarsi dolente, arrossata, gonfia e sanguinante;
- Non sono rari neppure i casi di fuoriuscita di pus, con la formazione di un ascesso peri-implantare;
- La cura della perimplantite si basa sul ripristino dell’equilibrio del microbiota orale, e sull’abbassamento della carica batterica patogena mediante la rimozione del biofilm batterico attorno all’impianto;
- Casi lievi di perimplantite possono essere ottimamente risolti con le sedute d’igiene dentale professionale, mentre casi gravi, in cui l’impianto si è già mobilizzato, possono far ricorrere alla Chirurgia Orale;
- La perimplantite non è completamente prevedibile, anche nel caso di perfetto posizionamento dell’impianto, anche a distanza di molti anni;
- Per ridurre al minimo i rischi d’insorgenza della perimplantite, è buona norma eseguire regolarmente i controlli odontoiatrici e le sedute d’igiene dentale, nonché mantenere sempre un’eccellente igiene domiciliare

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla dott.ssa Ilaria Bittante il giorno:
venerdì 20 giugno, 2025
La dott.ssa Ilaria Bittante è un'Igienista Dentale perfezionata in Parodontologia, cioè la branca dell'Odontostomatologia che si prende carico di tutte le problematiche del parodonto, la cui patologia principale è la parodontite (la piorrea).
La Dottoressa lavora nello Studio Dentistico Bittante, uno storico studio odontoiatrico di Milano attivo sin dal 1955, che ha dedicato gli ultimi trent'anni d'esercizio proprio al continuo studio e alla ricerca clinica sulla parodontite.
Assieme al padre, il dott. Gianluigi Bittante, ha ideato il procotollo di Parodontologia Biologicamente Guidata: un innovativo compendio di trattamenti odontoiatrici specifici per i pazienti affetti da parodontite, che si basa sul riequilibrio microbiologico del microbiota orale, la cui disbiosi è la vera causa dell'inizio della piorrea.
Lo Studio Dentistico Bittante è, attualmente, una delle eccellenze per la diagnosi e la cura della parodontite, e giornalmente riceve pazienti da tutta Italia, curando casi complessi di piorrea grave, che ha già messo in pericolo la permanenza dei denti naturali.
L'obiettivo dello studio e del protocollo di Parodontologia Biologicamente Guidata è proprio quello di salvare gli elementi dentali naturali dalla caduta, riportando il microbiota orale del paziente ad un giusto equilibrio, necessario per garantire l'arresto della parodontite e dunque la salvaguardia dei tessuti parodontali, che a sua volta è indispensabile per permettere ai denti di rimanere saldi nella bocca.
Esegui l'esame del DNA!*
Esegui l'esame del DNA!*
Grato e soddisfatto del Dott. Bittante e del suo staff!"
Mi ha curata, e non ho perso mai più un dente! Grazie Dottore!"
Ringrazio la cura e la dedizione che tutto lo staff mi ha dedicato!"









